Confcooperative

Confcooperative Piemonte Nord

Pubblicato il 6 Febbraio 2024

A muso duro

Tu sei buono e ti tirano le pietre. 
Sei cattivo e ti tirano le pietre. 
Qualunque cosa fai, dovunque te ne vai, sempre pietre in faccia prenderai. 

Spero di non ledere i diritti d’autore di Antoine (Interprete) e Gian Pieretti e Ricky Gianco (Autori), ma citare questi pochi versi mi aiuta nel ragionamento.

Ragionamento che non può che avvalersi anche di un’altra “quasi citazione”: datemi un colpevole e vi migliorerò il mondo (in questo caso il furto è meno sfacciato).

Provo a chiarire il pensiero della cooperazione. Hanno ragione i lavoratori che gestiscono a vario titolo servizi alla persona nel chiedere non solo migliori retribuzioni ma anche migliori condizioni di lavoro. Hanno ragione i gestori delle risorse pubbliche a pretendere che vengano rispettate le regole che garantiscono una buona e trasparente spesa. Ha ragione chi invoca professionalità e competenze trasversali per modernizzare il settore dei servizi alla persona. Ha ragione chi paventa che occuparsi solo di risorse economiche, nelle attività di cura sia il sentiero lastricato che conduce all’inferno. Hanno ragione coloro che gestiscono i servizi affermando che standard inadeguati, sistemi di regole palesemente illogiche e risorse disponibili inadeguate e mal distribuite rendono sovente il compito assegnato più simile a un adempimento burocratico amministrativo che a un servizio alle persone. E ultimi, ma solo perché primi, hanno ragione i cittadini che si aspettano risposte adeguate, concrete, oneste e dignitose al loro diritto di salute.

A turno, in sedi diverse, ognuno tira una pietra avvolta in un foglietto in cui sembrerebbe di poter leggere quasi sempre lo stesso messaggio: noi facciamo bene il nostro lavoro, anzi, facciamo molto di più di quello che ci spetta, ma sono “gli altri” (termine generico per dire tutti) e le “condizioni generali” (termine generico per dire tutto) che rendono improbo il nostro compito.

Insomma, abbiamo capito, anche stavolta il colpevole sono tutti e tutto. Quindi nessuno. Temo che questa situazione e questa retorica non sia né nuova né moderna, anzi è facile sentirne il sapore di minestra scaldata e già solo per questo percepire il tutto come ancora più amaro.

Di fronte all’impotenza che nasce dalla frustrazione fortunatamente c’è sempre una risposta a portata di mano. Troviamo il colpevole (anche questa mi pare di averla già vista). Si, perché di fianco ad ogni colpevole c’è sempre un innocente e nel dubbio, se io non sono il colpevole, indovinate un po’ da che parte sto? Ma con i buoni, ovvio.
Spero che sia più chiaro cosa volevo dire con le due affermazioni iniziali.

Ma mi sorge un dubbio, quale innocenza ci può essere nel cercare un colpevole da lapidare in piazza?

Voglio provare a fare uno sforzo di volontà controcorrente: non tirerò pietre e non migliorerò il mondo. In compenso cercherò di impegnare me stesso e l’organizzazione del movimento cooperativo che rappresento sul dare alcune risposte (non tutte, non ne sono e non ne siamo in grado) ai temi che stanno emergendo per fare un passo avanti.

Tre impegni, non tre soluzioni (di quelle ne servirebbero mille) ma su cui ci sentiamo di interloquire con tutti fin da subito.

E se pietra deve essere tirata, noi la vogliamo tirare nello stagno e non contro chi, come noi, pur partendo da lati diversi, sta lavorando alacremente e quotidianamente per un futuro giusto e per fortuna con la voglia di “migliorare il mondo” senza cercare colpevoli.
Per non dar la sensazione di essere ipocriti buonisti non tiriamo le pietre ma alcune giacchette è doveroso tirarle.

Se vogliamo guardare con responsabilità a un domani dove le nuove povertà, a partire da quella educativa, per arrivare agli effetti della demografia sia sulla composizione dei nuclei familiari che dell’età media degli stessi, non siano forieri di scenari per tutti noi di forte arretramento a queste e ad altre responsabilità non bisogna sottrarsi.

Noi alcuni impegni li abbiamo assunti e su questi vorremmo essere messi a verifica quotidianamente.

Ci terremmo a sapere se altri staranno alla finestra a guardare ed al limite a giudicare o se si prenderanno anch’essi le proprie responsabilità e se accetteranno di condividerle in un contesto di confronto dove i limiti non sono una scusa per cercare di scaricare responsabilità su altri.

In un mondo fragile servono i campioni (singoli o collettivi) che abbiano il coraggio di mettere in gioco tutto ciò che hanno -risorse, patrimoni, reputazione, credibilità, dignità- per non abbandonare nessuno a un destino di esclusione, sofferenza e marginalità.

Il nostro futuro e quello delle nostre comunità non ha bisogno di ipocrita umiltà che ammanta il più delle volte il desiderio di non assumere su di sé responsabilità.

Sbagliamo insieme ma non stiamo fermi.

Gianni Gallo